È stata l’epoca delle immagini, del loro primato espressivo sull’efficacia delle parole. Di un solo fotogramma si sentiva dire che valeva più di mille parole.
La fotografia, il cinema, la pubblicità hanno esaltato la supremazia della comunicazione visiva.
Uso il participio passato. Credo sia finita l’epoca delle immagini. La possibilità, la facilità di modificarle, falsificarle ha tolto loro l’autorevolezza di specchio della realtà. Oggi non è possibile prendere per vera alcuna immagine.
L’innovazione tecnologica interviene inquinando irreparabilmente la credibilità, facendo sospettare il visivo di contraffazione. L’immagine decade a illustrazione di comodo a sostegno di slogan, titoli, notiziari.
Non potendo fidarsene, tornano a contare le parole per descrivere la realtà, perché non possono essere falsificate. Si possono distorcere, si può leggere che in uno scontro di piazza tra manifestanti e polizia “si è scatenato l’inferno”, ma resta un’iperbole, figura retorica di un eccesso e di un abuso di termine.
La perdita di valore dell’immagine sta restituendo responsabilità alla parola.
Il vocabolario sta tornando a essere il più affidabile strumento di comunicazione.




