Non ho convinzioni religiose né predisposizioni scientifiche. Nella baraonda degli avvenimenti umani non riconosco l’intervento di una provvidenza e neanche la sequenza di una causa che produce effetto.
Mi limito a constatare l’opera del caso, che ha per me il vantaggio di non dare spiegazioni. È fuori di legge, esclude ortodossie.
Secondo Giordano Bruno: “La fine di ogni cosa è il principio del suo contrario”. Tutto qua.
L’età senile non mi ha portato in dono la saggezza. Ha però migliorato la capacità di meravigliarmi, che è una specie di contemplazione.
A questa disposizione si adatta il suggerimento di un antico maestro del gioco di carte napoletane “Scopone Scientifico”.
Il suo nome, Chitarrella, è forse un soprannome.
Lui raccomanda in Latino: “Numquam ruere in ludendo”, non arrabbiarsi quando si gioca. È facile da capire, meno da applicare.
Il gioco, “ludus”, è un confronto con la realtà, che è più avversaria che alleata.
Entrare nel gioco è “in ludere”, lo si fa volontariamente. Altrettanto volontario è “de ludere”, uscire dal gioco.
Illusioni e delusioni si succedono. Ci si può addolorare, ma non ha senso arrabbiarsi.




