Quando il fascismo impose il giuramento di fedeltà ai docenti universitari, 12 su 1200 rifiutarono e persero le cattedre.
1 su 100: così pochi eppure sufficienti a far spiccare e testimoniare l’indipendenza.
Poi c’è stata una gioventù che ha accettato il sacrificio di se stessa. Prima di scegliere la lotta armata in montagna, in città, si è chiesta se valeva il costo della propria vita.
Prima di offrirsi volontaria, accettò il sacrificio del proprio avvenire perché fosse migliore quello di tutti.
L’attuale ricorrenza del 25 aprile è un rituale affidato alle maggioranze e alle istituzioni, con partigianerie confuse in corteo al seguito.
Lo spirito antifascista di quella gioventù si è andato deteriorando nei decenni fino a respingere da un corteo le bandiere ucraine e la loro resistenza all’invasione russa.
Perso in strada, quello spirito esiste e resiste nella Costituzione, scritta da quella piccola minoranza che aveva riscattato col proprio sacrificio l’onore dell’Italia.
L’Italia di oggi somiglia di più a quella dell’8 settembre, sbandata, confusa.




