Il presidente americano ha detto che senza l’intervento nella seconda guerra mondiale l’Europa avrebbe parlato tedesco.
Il re d’Inghilterra gli ha risposto che senza la vittoria inglese nel 1700, gli Americani avrebbero parlato francese.
Questa schermaglia mi ha fatto pensare alla storia di Napoli. Conquistata da svariati regni e ceppi linguistici, la città ha continuato a parlare napoletano.
I Borboni, più duraturi a governarla, parlavano napoletano anziché spagnolo.
I popoli non si fanno imporre vocabolari. Possono parlare più lingue, senza farsi sopprimere la propria.
Durante il dominio fascista sulle isole del Dodecaneso, tra le due guerre, la lingua greca fu proibita a scuola e sostituita con l’obbligatorio italiano.
Ma le lingue, portatrici naturali della libertà di parola, non si fanno estirpare. Entrano in clandestinità e rimangono fuori dalla portata dei divieti.
Una lingua perseguitata diventa l’anima di un popolo, ogni sua frase una dichiarazione d’indipendenza.




