Il primo dei dieci comandamenti in Ebraico afferma:” Io sono il signore tuo Elohìm che ti ho fatto uscire da terra di Egitto, da casa di schiavi”.
La tradizione cristiana nella stesura dell’elenco si ferma à Elohìm, tagliando il resto della frase.
Ma per la teologia ebraica l’uscita dall’Egitto è atto fondatore, attributo che lega il nome della divinità a quell’intervento.
Prima si presentava come Elohìm dei patriarchi, Abramo, Isacco, Giacobbe.
Poi il suo connotato diventa quello dell’uscita, scolpito nel primo articolo di legge.
Le centinaia di migliaia di Ebrei stanziati da secoli in Egitto non sono ancora un popolo.
Lo diventano con il distacco, la separazione che li rende coscienti per la prima volta della loro effettiva consistenza.
Poi completano la loro costituzione in popolo alla prima tappa nel deserto del Sinai dove ricevono gli articoli di legge incisi su pietra.
Una comunità anche numerosa diventa popolo quando sottoscrive il testo di uno statuto e aderisce a un patto tra contraenti pari.
Ogni popolo ha bisogno di richiamarsi a una condivisa carta di principi. Gli avvenimenti storici mettono alla prova la tenuta di questo patto.
Se trascurato, disatteso, un popolo ritorna allo stato di insieme di individui disarticolati tra loro. Si regredisce da cittadini a sudditi.




